Preghiera della serenità

Dio dammi la serenità di accettare le cose che nn posso cambiare,
il coraggio per cambiare quelle che posso
e la saggezza di comprenderne la differenza.

giovedì 18 settembre 2008


Eccomi, piamo piano stò tornando a essere me stessa, anche se nn è tutto merito mio ma delle meravigliose pastigliette bianche... Purtroppo il mondo che ci gira intorno a noi donne chiede sempre di più, chi nn riesce a emergere e a primeggiare sugli altri si sente inadeguato e fuori posto. Si chiede:" ma sono io che sbaglio ?? che gli altri abbiano ragione?!" C'è chi appena può ti schiaccia e a qualcuno se dai una mano ti prende tutto il braccio, però, al bisogno tutti si dileguano. E ti senti una nullità, l'autostima vola sotto i piedie anche tu finisci per calpestarti. Più ti chiedi il perchè tutti siano felici e contenti ( o almeno così sembrano) e tu nn riesci a stare a galla, ti convinci che sei tu che SBAGLI, e più ti convinci di sbagliare più ti deprimi perchè nn riesci a trovare una via d'uscita. Il gatto che si morde la coda. Vorresti chiedere aiuto ma nn sai a chi, nn sai come spiegare quelle sensazioni, hai paura che ti prendano pure per matta oltre che lunatica!! Ringrazio DANIELA e GUGHIA per il loro incoraggiamento, anche chi è passato e nn mi ha lasciato niente, probabilmente nn si sa cosa dire, nn ci si aspetta questo da un blog, sono tutti belli colorati, pieni di allegria, a questo servono, a tenerci compagnia,ma ci scommetto che quando si spegne il compiuter nn sono la sola a sentirmi così. Ognuno ha la sua realtà, chi vola alto e chi vola basso, a me basterebbe saper volare. A presto, ciao.

4 commenti:

elena71 ha detto...

Quando lavoravo in psichiatria e vedevo donne-straccio ricoverate, mi chiedevo come cavolo ci si potesse ridurre in quello stato, come fosse possibile che le famiglie, i mariti, i colleghi, nessuno avesse alzato un dito o aperto bocca per dire una parola o fare nulla. E poi, come dici tu, mi chiedevo perchè si potesse arrivare a quel punto di non ritorno e mettersi in testa tante cazzate, che basta reagire, che insomma, la vita è difficile per tutti... e bla bla bla.

Poi un giorno, anni dopo, mi trovo sdraiata su un divano dal quale era difficile alzarsi. Difficile vestirsi, difficile concentrarsi ridere, guardare un film, parlare.

Difficile.

Difficile togliersi dalla testa la frase " Non ce la faccio, non ce la posso fare, non ne posso piu'."

Uscirne?

Ecco, la cosa che mi ha tirato fuori è stata questa famosa, unica, parola: " Uscirne".

Non concentrarsi sul non ce la faccio, ma sul non ce la faccio e devo uscirne.

E figurati se la sottoscritta super donna poteva chiedere aiuto, abbassarsi ad ammettere di sentirsi come una pila esausta.

E quando in un moto di coraggio sono riuscita ad ammettere queste mie difficoltà e a mettere tutti davanti alla mia realtà le cose sono cominciate a cambiare.

Sono stata brava a non usare la consapevolezza di chi mi stava intorno per crogiolarmi nel mio dolore, ma usarla come punto di forza e di sostegno per tirarmene fuori.

La strada è lunga ed è un po' come per le sigarette, non ti senti mai del tutto fuori, pero' puoi guardarti indietro e poi andare avanti dritta per la tua strada.


Un abbraccio.

Elena.

bricolo-chic ha detto...

I blog sono il nostro specchio, allegri e colorati a prima vista, poi se guardi bene, con attenzione vedi i dettagli e scopri anche tristezza, malinconia e qualcosa di più. Però girando e leggendo vedi che sono periodi che in un modo o in un altro passano, e allora vedi la gioia vera.
Tu hai la consapevolezza di quel che ti accade è questo è di per sè un gran risultato.
So già che tra qualche giorno tornerò qui e ci dirai che sta andando meglio.
Baci

sempre Fata Bislacca ha detto...

Ciao Cara Graziella, solo questa mattina sono riuscita a passare da te... Sono dispiaciuta che le nostre mail vengano dirottate nell'etere o nel groviglio della rete, fammi sapere se questa volta l'hai ricevuta.... Mi associo a quanto ti ha scritto Elena! Ma ne parleremo in privato se vuoi! La depressione è una cosa tremenda, una malattia e come tale va trattata! Quando ci sono passata anche io mi sentivo in un vuoto cosmico, niente aveva più senso se non il ricordo che le cose e le persone un tempo mi facevano "vibrare", mi piacevano! Anche se non ricordavo minimamente come fosse la sensazione! Ma ho lottato contro quella nuvola nera che si era impossessata di me e nulla sembrava apparentemente toccarmi, aiutarmi, vitalizzarmi... Poi un giorno, finalmente, è andata via! Non so come è successo; non c'è una ricetta magica ma per me è stata la costanza, la tenacia, il fatto che avessi continuato a fare le cose che sapevo amare anche se in quel periodo non mi procuravano nessun sentimento. La creatività mi ha salvata, la lettura, la scrittura, l'ascolto, l'accettazione del mio stato! Apparentemente nessuno poteva aiutarmi, ora se ripenso in dietro tutto mi ha aiutata, tutto ha contribuito a formare la farfalla che poi è venuta fuori da quel bozzolo immobile! Non si parla spesso di depressione perché sembra una vergogna in una società che come dici tu sembra nutrirsi di apparenza ma è solo la patina del controllo. Comincia a dire no, questa non è la realtà che voglio per me, forse c'è un'altra maschera che mi piace di più.... Bah, smetto qui ora e fammi sapere se ti è arrivata la mia mail questa volta e poi ne riparliamo. Un abbraccio grande, pieno di silenzi e comprensione, pieno di energia e condivisione!!! Fata Bislacca

Vale ha detto...

Ciao Graziella, sai anche nella mia famiglia ci sono persone (donne!) che vivono il tuo stesso problema. Il primo passo è la consapevolezza, da lì in poi la strada è in salita, ma almeno il sentiero è tracciato, non è più soltanto una mulattiera indistinta. La vita ci richiede tantissimo e noi siamo fragili, basta poco e si rompe qualcosa dentro. Ma con la determinazione se ne esce, vedrai!
Un abbraccio,
Valeria